Siamo stati io e il papà di Alessio a decidere di non voler chiamare l’ambulanza,era già assistito a bordo pista da un volontario della croce rossa ed è stato portato dentro lo spogliatoio dopo che si è accertato lo potesse fare.
Se la gente imparasse a farsi i fatti propri e ad insegnare l’educazione e il rispetto (magari così non si ritrovano a 20 anni a dover lanciare estintori) ai figli anzichè fare i maestri si vivrebbe meglio, perchè dopo che Alessio aveva ricevuto il contrasto dall’avversario, non contento il giocatore non contento gli ha rifilato una bella ginocchiata sulla testa, esultando in pista come se avesse ammazzato la preda (ti ricordo che è figlio di 2 medici) perchè la signora non ha anche sottolineato questo vergognoso comportamento antisportivo????

In realtà la lettrice ha frainteso il senso della mia lettera. Non mettevo infatti in discussione la sua decisione o meno di chiamare l’ambulanza. Mettevo in discussione il fatto che l’ambulanza non fosse presente e, di conseguenza, criticavo una carenza del regolamento che non era stata sopperita dal buon senso della Società, come in altre realtà invece accade. Detto ciò, è ovvio che la Società ha agito secondo le norme del regolamento stesso. Quanto invece all’invito che la lettrice ha rivolto di “farsi i fatti propri” ritengo che già viviamo in un mondo in cui troppa gente si fa i fatti propri e così si finisce per non vedere un anziano che viene borseggiato sul tram, non vedere il pirata che investe un bambino per strada, non vedere il mafioso che ammazza di botte il commerciante che non paga il pizzo. Questo mondo di insensibili che “si fa i fatti propri” non è proprio il mio modello educativo e, personalmente, se vedo un ragazzino in difficoltà non sto certo a guardare il colore della maglia. Relativamente poi all’atteggiamento del giocatore Valpe denunciato dalla signora, non mi risulta che sia in alcun modo accaduto ciò che la signora afferma. Ed evidentemente non è risultato nemmeno ai due ufficiali di gara che, di fatto, non hanno ravvisato alcun dolo e neppure alcun fallo: infatti non vi è stata sanzione. Tra l’altro la lettrice fa riferimento a un atleta che, al momento dell’incidente,o era in panchina o non era comunque nel raggio d’azione per poter compiere il misfatto.