Di Alan Conti

La serie, adesso, si fa veramente dura. Uno-due Canucks e pronta risposta per gli Sharks per un 2-1 di una Final Conference ancora lontana dall’emettere il suo giudizio definitivo. In California, infatti, i Canucks vanno incontro alla prima sconfitta nella lunga battaglia con gli Sharks, incappando in un 4-3 figlio di una partenza disastrosa e di un Marleau in stato di grazia. Era impossibile, comunque, ipotizzare una Vancouver capace di chiudere con il poker di vittorie perché, lo insegna la storia di questi playoff, i Canucks hanno bisogno del brivido, del clima da impresa. L’Overtime portato a casa con i Blackhawks in gara 7 ha segnato la testa e la stagione di Kesler e compagni, ma ha anche insegnato che difficilmente si può affrontare il ghiaccio con la scioltezza che ha più volte caratterizzato la Rogers Arena durante la regular season. Abbattere la bestia nera, infatti, non è sufficiente nella corsa alla Stanley Cup che vivrà un altro appuntamento, cruciale, domenica notte all’Hp Pavilion di San Josè. Niente paura, la matematica dice che si tornerà almeno un’altra volta a Vancouver e la logica suggerisce che esiste la possibilità che i ritorni siano due per l’ennesima gara 7 da far tremare vene e polsi. Non dimentichiamoci, infatti, che anche gli Sharks sanno vincere le sfide decisive e per informazioni basta scampanellare all’uscio dei Red Wings. Entrambe le squadre hanno ritrovato confidenza con il gol, con il power play, mentre sia Niemi sia Luongo latitano a tratti. Tutto, quindi, è ancora aperto.
A buttare l’occhio nell’altra metà del cielo, però, di certo non cambiano radicalmente gli scenari. Questa sera, ore 19 italiane, si capirà qualcosa in più della sfida tra Tampa Bay e Boston e se i Bruins dovessero incasellare la terza vittoria di fila potrebbe cominciare a schiarirsi il nome della prima finalista per la Stanley Cup. Difficilmente, infatti, si può immaginare una rimonta tanto consistente per i giovani, Lecavalier escluso, Bolts. I Bruins, oltretutto, si sono ritrovati tra le mani un rookie come Teguin esploso come fosse un Raudo nella neve: all’ultimo momento. Se, invece, stasera andassimo a letto con una serie sul 2-2, beh, non sarebbe altro che l’ennesima conferma: il gioco si fa duro…

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